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Appena ho letto la notizia del fatto che la carne rossa fosse cancerogena ho avuto la sensazione che fosse un tipico esempio di BIAS psicologico di Kahneman. Questa è la condizione che si verifica quando il pensiero INTUITIVO si lascia suggestionare dagli stereotipi (e/o dal modo subdolo con il quale i dati vengono esposti) ed il pensiero RIFLESSIVO è troppo pigro per approfondire. In questa casistica incorriamo in un errore sistematico, una distorsione della conoscenza detta appunto BIAS. Gli elementi cruciali in questo caso sono due: il pregiudizio dovuto al fatto che intuitivamente mangiare troppa carne rossa nel sentito comune è un comportamento potenzialmente nocivo per la salute, e la scarsa attenzione alle fonti (ed ai valori assoluti dei numeri esposti). Il fatto è il seguente: La IARC (International Agency for Research on Cancer) ha pubblicato la Monografia per la valutazione del rischio cancerogeno per gli umani. In questo documento si legge che la carne lavorata ( wurstel , prosciutto , salsicce, carne in scatola, carne essiccata, carne in scatola e preparati e sughi a base di carne ) è classificata nel gruppo 1, cioè quello che contiene elementi sicuramente cancerogeni, mentre la carne rossa (manzo, maiale, pecora, cavallo…) è classificata nel gruppo 2A, cioè quello che contiene gli alimenti che sono definiti invece come “probabilmente cancerogeni”. E’ da notare il fatto che i gruppi sono stati fatti sulla base di un criterio QUALITATIVO e non QUANTITATIVO, ovvero non dice, quanto una sostanza sia cancerogena, ma solo se vi sono sufficienti prove che una determinata sostanza o un comportamento siano sicuramente cancerogeni oppure no. Il rischio reale, invece, dipende non solo dalla sostanza in oggetto ma anche dalla quantità di esposizione: questo fa una enorme differenza ma è riconoscibile solo dal pensiero riflessivo, non da quello intuitivo. La notizia è stata riportata in maniera subdola facendo in modo che l’attenzione fosse focalizzata sulla percentuale di incremento di rischio di contrarre il cancro che è del 18% se il soggetto umano mangia tutti i giorni 50 grammi di carne trattata (cioè circa due würstel). Il 18% in più ogni 50 grammi al giorno, se il consumo avviene in maniera costante, tutti i giorni. Però non si dice che la percentuale di partenza è il 4% cioè si passa dal 4% al 4,72%. Quindi lo 0,72% di probabilità in più. Allora se il dato in valore assoluto è così esiguo perché tutta questa attenzione? Appunto per via del BIAS di questa distorsione cognitiva. Il pensiero intuitivo processa quel 18% non come incremento ma come percentuale assoluta e si scatena il finimondo, con una evidente contrazione del consumo di carne rossa (anche se i principali imputati sono insaccati conservati) nei giorni successivi alla notizia questa sì evidente in termini assoluti. Per spiegare meglio la questione diciamo che nello stesso gruppo della carne processata c’è, come era logico aspettarsi, il fumo di sigaretta ma anche la luce solare (!), la segatura di legno, l’inquinamento atmosferico, i contraccettivi orali, le bevande alcoliche e le radiazioni da plutonio. Ovviamente il rischio di sviluppare una neoplasia è, anche intuitivamente, notevolmente superiore per alcuni di questi fattori anche se tutti stanno nello stesso gruppo. Chi maneggia il plutonio (ma anche chi fuma regolarmente sigarette) rischia molto di più rispetto a chi mangia insaccati. Questo è chiaramente dichiarato nei documenti che accompagnano la monografia che non sono stati tenuti minimamente in considerazione da chi ha dato la notizia. Ho ritenuto interessante esaminare la questione non perché sia a favore o contrario al consumo della carne, sia rossa che lavorata, questa è una scelta talmente personale e con tali e tante implicazioni (sia in fatto di salute che come implicazioni morali) che il dibatterne è assolutamente privo di senso. Né tantomeno ho le competenze per disquisire sul cancro, sulle cause e sullo stato della ricerca. Il mio interesse è solo da punto di vista della comunicazione e del messaggio, evidentemente fuorviante, che alla fine è passato. Il web offre una quantità pressoché infinita di informazioni la cui divulgazione può avvenire in maniera estremamente veloce: con queste premesse l’attenzione e la verifica delle fonti è assolutamente vitale per evitare distorsioni o magari anche strumentalizzazioni delle notizie.

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